Papa Francesco solo in silenzio in preghiera davanti all'orrore di Auschwitz

Una figura vestita di bianco, silenziosa e a capo chino di fronte all'orrore di Auschwitz, una figura vestita di bianco in rispettoso omaggio verso milioni di vittime innocenti, verso questa tremenda invenzione della mente umana atta a distruggere esseri umani inermi, Papa Francesco e la sua umiltà grandiosa nel percorrere questi luoghi, nel sostare per ricordare, nel pregare per sperare in un mondo migliore, Papa Francesco e la sia figura bianca che contrasta con il cupore dei fabbricati, quel candore che ravviva una speranza, che riaccende la voglia di pace, una colomba umana che dispensa luce e calore a chi calore e luce ormai non ha più perché dissolto nel fumo di un camino.


PAPA FRANCESCO
Non ha voluto discorsi Papa Francesco, sa che sono inutili davanti a questi campi di concentramento, sa che le parole possono risuonare retoriche e vuote ma il suo silenzio ha gridato: pace! ha posato la mano sul muro dove incisi ci sono graffiti, gli ultimi prima di morire, ha accostato la sua mano e dentro di lui ha pianto, quel suo silenzio così urlato, così assordante dovrebbe riempire il mondo attuale sconvolto da attentati, morti, distruzioni, dovrebbe essere ascoltato dai potenti che vogliono imprimere supremazia, dovrebbe essere sentito nel cuore di molti, un cuore chiuso all'umanità, alla pace, alla serenità di tutti.

Davanti a queste mura del pianto che ancora si sente a distanza di 75 anni Papa Francesco ha voluto essere solo con la sua preghiera, con la sua fede incrollabile, con la sua speranza di pace non ascoltata, ha portato sulle sue spalle tutto il dolore che ha sentito nei campi di concentramento, il dolore delle lapidi, dei nomi, delle razze diverse soppresse, Papa Francesco ha ripercorso quelle strade che hanno visto la disperazione tramutarsi in rassegnazione verso la morte quale liberazione da una realtà atroce, Papa Francesco con il suo silenzio e il capo chino davanti a tutto ciò non era solo ma attorniato da anime tormentate che non trovano requie e riposo eterno ma che ancora oggi gridano tutto l'orrore provato!

Ariella Gibellato, figlia di un sopravvissuto di Buchenwald

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